Centro Vercelli Musica - E.Lucchini

Enrico Lucchini

Mercoledì 7 luglio 1999 è morto il maestro Enrico Lucchini, batterista e insegnante tra i più quotati in Europa. Nato a Omegna l'11 novembre 1934, musicista autodidatta, nel '68 si trovava a Parigi proprio mentre Dante Agostini e Kenny Clarke fondavano la loro celebre scuola. Si distinse rapidamente e in capo a pochi mesi venne "promosso" assistente dei due grandi maestri, dai quali apprese l'arte e i trucchi del mestiere, quella "scuola" che poi fece sua quando decise di scendere in campo per proprio conto. Nei suoi ultimi anni di attività aveva insegnato al Centro Vercelli Musica, di Luigino Ranghino e Claudio Saveriano. E proprio quest'ultimo, suo allievo e poi suo collaboratore, ha voluto ricordarci in breve i metodi di insegnamento di questo grande musicista scomparso.

«Quando Enrico arrivò a Milano negli anni Settanta, la batteria in Italia cambiò volto. Si deve a lui infatti l'evoluzione di una vera e precisa tecnica, che prima era sconosciuta o legata all'estro del momento, ma soprattutto di un modo di insegnare unico, che lascerà un ricordo indelebile. Enrico usava un metodo che potrei definire "psicologico", con il quale inquadrava l'allievo e lo indirizzava a studiare secondo le proprie tendenze e capacità... senza costrizioni, incanalandolo, tramite studi jazz, verso la completa comprensione del problema trattato. In pratica insegnava a gestire lo strumento e diceva: "deve diventare parte di te stesso". Non è un caso che non ci sia un suo allievo - e sono tanti - che suoni allo stesso modo di un altro. Questo era uno dei segreti della scuola Lucchini.

Ho frequentato Enrico per vent'anni e posso affermare che la grandezza di quell'uomo consisteva proprio nel suo saper intuire cosa poteva esprimere l'allievo e nel trovare, ogni volta, il modo migliore per fargli "tirar fuori le cose giuste". Insegnava la batteria, ma insegnava anche a vivere, a essere un musicista vero e onesto. Per lui non c'erano confini di demarcazione tra i vari stili che hanno fatto la storia del jazz. nonostante alcuni sostenessero il contrario. Tutto procedeva naturalmente, come per un'evoluzione spontanea. Sapeva trarre ispirazione anche dal Dixieland per costruire quelle sue favolose e intricatissime frasi da capogiro.

Era un uomo generoso che si celava sotto la maschera del disincanto. Preferiva negarsi. La sua amicizia era un dono prezioso. Io sono orgoglioso di aver studiato e collaborato con Enrico, di aver imparato tanto da lui, di aver scambiato idee e opinioni.

I suoi jazzman favoriti erano Elvin Jones e Roy Haynes, ma per arrivare a loro aveva percorso tutta la storia del jazz. È per questo motivo, per questa solida cultura trasmessa, che in seguito i suoi allievi riuscivano a superare soglie successive con relativa facilità. Non si può "fare" Dave Weckl se non si è passati attraverso l'Elvin di Enrico Lucchini.

Noi della scuola di Vercelli abbiamo perso una colonna, un uomo, un maestro, un amico che non potremo mai sostituire. Qui aveva iniziato a insegnare nel '93 e sotto la sua guida sono passati decine e decine di allievi provenienti da tutt'Italia. Avevamo anche in progetto di realizzare un metodo insieme. In sua memoria il Centro Vercelli Musica dedicherà a Enrico Lucchini la propria scuola».



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